Tolfa, il Rinascimento, la crisi e il futuro convento della cultura

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Klostergården i Convento dei Cappuccini

Mi sono recato per la prima volta a Tolfa nell’ottobre 1995. Mia moglie ed io siamo stati tra i primi membri del “Centro Studi italo-norvegese”, l’associazione che aveva acquistato un ex convento di suore e che attraverso i suoi oltre vent’anni di attività l’ha sviluppato trasformandolo in un’ importante istituzione culturale del Comune. Si sono tenuti a oggi innumerevoli seminari, mostre, concerti e conferenze grazie a  questa feconda collaborazione italo-norvegese.


Articolo originale qui. Traduzione dal norvegese: Margherita Podestà Heir


Uno dei progetti più eclatanti è rappresentato dal “Tolfa Gialli e Noir”, un festival dedicato al giallo italiano e norvegese.  L’ideatore è stato il nostro amico Glauco Felici, uno dei maggiori traduttori italiani di letteratura ispanica. Purtroppo Glauco è mancato soltanto un paio di settimane prima della edizione inaugurale di questa manifestazione, e quindi non ha potuto godere del successo che è diventato. Vi hanno partecipato finora una serie di giallisti norvegesi registrando ogni volta il quasi tutto esaurito nel teatro locale che ha ospitato l’iniziativa.

Tolfa Gialli e Noir

Tolfa conta poco più di 5000 abitanti. Si trova arroccata su un’altura a cinquanta chilometri in linea d’aria da Roma in direzione nord-ovest. La sua posizione è spettacolare e il paesaggio è molto bello e vario. Da tempi immemorabili le principali occupazioni sono state l’agricoltura e l’allevamento del bestiame e ancora oggi è possibile incontrare il classico bovino maremmano caratterizzato dalle sue lunghe corna, che dal punto di vista genetico non ha mutato le sue caratteristiche rispetto a quello originario indoeuropeo.

Centro storico di Tolfa con La Rocca

Nell’area circostante esistono resti di tombe etrusche e di insediamenti romani e anche tracce di un’attività mineraria che aveva reso la città strategicamente molto importante durante il Rinascimento. Quando nel 1453 Costantinopoli cadde nelle mani dei Turchi ottomani il Vaticano perse l’accesso a un minerale molto importante chiamato allume, che veniva usato come catalizzatore in diversi processi chimici che coinvolgevano attività produttive che spaziavano dalla tintura alla conciatura, all’industria della carta, della stampa e del vetro.

Fortunatamente pochi anni dopo furono scoperti giacimenti molto consistenti di allume a poche decine di chilometri da Roma in quelli che si chiamano i Monti della Tolfa. Per il Vaticano quella scoperta può essere paragonata oggi al ritrovamento di giacimenti petroliferi, con la differenza che l’epopea dell’allume durò alcuni secoli.

Pietro da Cortona (Pietro Berrettini, Cortona 1597 – Roma 1669)
Le Allumiere di Tolfa

Il minerale di Tolfa veniva esportato in tutta Europa e contribuì alla creazione di enormi ricchezze. Ma come sempre, molto poco di esse rimasero là dove erano localizzate le miniere. Questi proventi servirono a istituire le prime banche in Toscana. Nel periodo in cui venne scoperto l’allume, era stato deciso di ricostruire l’antica basilica di San Pietro a Roma ormai fatiscente. Ma i lavori rimasero fermi per mezzo secolo fino al 1503 quando fu finalmente demolita per fare spazio alla nuova chiesa. Ognuno a proprio modo, Bramante, Michelangelo e Bernini avrebbero contribuito a trasformarla in quel edificio meraviglioso che conosciamo oggi. Per far questo erano necessari enormi capitali e gli introiti ricavati da Tolfa rivestirono un ruolo fondamentale. Nei giorni in cui a Tolfa il cielo è terso, è possibile intravedere in lontananza la cupola e forse pensare che anche “ noi” abbiamo una parte in tutto questo. Tutte le ricche famiglie italiane hanno avuto forti interessi economici a Tolfa, i Medici, gli Orsini, i Pazzi, i Chigi, i Farnese. La famiglia Pazzi ricorse alle entrate ricavate da Tolfa per tentare un colpo di Stato ai danni dei Medici nella Firenze del 1478. La famiglia Chigi si è servita delle pietre provenienti da Tolfa per costruire Palazzo Chigi in piazza Colonna a Roma, quella che adesso è la sede del Governo. Il porto di Civitavecchia, che attualmente rappresenta la città portuale più importante limitrofa a Roma, a suo tempo venne ampliata per poter gestire le esportazioni di allume da Tolfa. Tanto per fare degli esempi…

Un buttero di Tolfa con bovine maremmane

Quando siamo arrivati a Tolfa nel 1995 tutta questa antica ricchezza non era particolarmente visibile, ma abbiamo imparato a conoscere e apprezzare un luogo caratterizzato da molti altri valori e da una grande fede nelle proprie capacità. Da sempre a Tolfa è molto viva la tradizione dei butteri, il cui compito è quello di occuparsi del bestiame che pascola nelle campagne circostanti, e quella dei manufatti in cuoio che hanno reso famose in tutta Italia le borse tolfetane.

Ventuno anni dopo l’aspetto è cambiato. Dall’inizio del nuovo millennio l’Italia sta vivendo un periodo di stagnazione economica e di regresso e i giovani hanno problemi a trovare lavoro, anche a Tolfa. Fortunatamente la generazione attuale di trentenni ha deciso di affrontare di petto la situazione. Hanno scelto di investire in cultura e in quest’ambito svolge un ruolo fondamentale il festival “Tolfarte” che negli ultimi anni è stato recensito dalla televisione italiana  e da Corriere della sera, Il Messaggero e la Repubblica come uno dei migliori festival culturali di tutta l’Italia centrale. Recentemente il Comune ha scelto di supportare lo sviluppo di prodotti locali e ha aderito tra l’altro a “Cittaslow”. Con questo è insita la speranza di poter invertire la tendenza e fare in modo che questa piccola realtà possa diventare qualcosa in cui anche i giovani hanno motivo di credere.

Questo però non avviene da sé. A testimonianza del suo periodo di massimo splendore Tolfa vanta un certo numero di palazzi, precedentemente residenze nobiliari, che necessitano di essere ristrutturati per ritornare al loro sfarzo antico. L’architettura rinascimentale che caratterizza la città vecchia è in rovina e ciò costituisce una perdita economica, culturale e morale.

Uno di questi edifici è rappresentato dal “Convento dei Cappuccini”, un grande monastero del XVII secolo, risalente all’epoca d’oro di Tolfa, da parecchi decenni di proprietà del Comune. Pur essendo stato ristrutturato negli anni Novanta, non sono seguiti interventi di manutenzione e conservazione sistematici.

Convento dei Cappuccini

Tre anni fa il sindaco di Tolfa mi aveva invitato a cena. Lo scopo di quest’invito era emerso durante il dessert quando mi aveva sottoposto la seguente sfida: “Pål, tu sai che non riusciamo a gestire in modo efficace e razionale il Convento dei Cappuccini. Pensi di poter trovare una soluzione?” Che cosa si può rispondere a una domanda del genere? Ho detto quello che pensavo, e cioè: “Sottoponetemi un buon contratto e credo di farcela”.

Non ci si può esprimere in questo modo senza rimanere impuniti. Infatti quell’inverno il Comune ha deciso di dare in appalto la gestione del convento attraverso un contratto d’affitto a lunga scadenza a buone condizioni. La conditio sine qua non presupponeva che il complesso venga ristrutturato e utilizzato come centro culturale e per attività di vario genere fruibili da parte degli abitanti di Tolfa e del circondario.

Quante volte ti capita nella vita che ti venga offerto in gestione un convento del 1600 in Italia? Non potevo defilarmi facendo la figura del codardo, così ho contattato la persona che per anni aveva gestito il Centro culturale norvegese di Tolfa, l’ingegnere Sigurd Johansen, e insieme ai nostri due figli maggiori abbiamo fatto un’offerta.

Nell’agosto 2016 ci è stato comunicato che avevamo vinto l’appalto e che avremmo ottenuto un contratto a lunga scadenza che ci avrebbe permesso di gestire il progetto in modo efficace e razionale. Ma dato che né Sigurd né io siamo possidenti dal punto di vista economico, avevamo bisogno di un partner.

Attraverso Henning Mankell, famosissimo scrittore e giallista svedese recentemente scomparso, avevo conosciuto a Varberg Lasse Diding, imprenditore svedese, proprietario di alberghi nonché personalità molto nota nel mondo della cultura. Lui e Henning hanno finanziato insieme la nascita della biblioteca intitolata a Jan Myrdal a Varberg e Lasse sta terminando un museo dedicato a Lenin. Ho pensato che lui poteva essere la persona giusta per questo genere di progetto. Dopo aver visto il convento e Tolfa, Lasse ha detto in svedese: “Ci sto!” e con questo ci siamo messi in moto.

Nell’arco di alcuni anni ristruttureremo e svilupperemo questo meraviglioso complesso. Sarà fatto con rispetto e amore. L’edificio tornerà ad essere un elemento di vanto per Tolfa e speriamo che ciò porrà le premesse per uno sviluppo culturale e d’economico, una specie di Rinascimento locale. Il cuore del convento è rappresentato dal chiostro circondato da arcate e con al centro una fonte. Poco tempo fa la RAI 2 mi ha intervistato in merito al progetto.

Il chiostro di Convento dei Cappuccini

Il famoso giornalista Osvaldo Bevilacqua, conduttore della popolarissima trasmissione “Sereno Variabile” si è presentato a Tolfa con una troupe di una quindicina di persone dopo aver ricevuto una “soffiata”. La registrazione è stata trasmessa nel corso della puntata del 26 novembre 2016. Hanno visitato oltre al convento, l’atelier di un (una?) ceramista e il laboratorio dove si produce la famosa  borsa “catana” di cuoio, infine si sono recati a gustare la specialità locale, l’acquacotta.

Questo progetto riuscirà se saremo in grado di collegarlo a quanto già succede o potrebbe succedere a Tolfa. Stiamo parlando di produttori locali. E stiamo discutendo nuove idee. Qui ci sono tartufi ed olio, perché non creare un buon olio locale al tartufo? Nel 1500 il vino di Tolfa era quello preferito dal Papa. Non è possibile produrre un vino locale che abbia un po’ di stile? E un convento che si rispetti non dovrebbe proporre un liquore alle erbe o una birra artigianale? Sotto il convento ci sono tre livelli di grotte. Deve essere possibile ricavarne qualcosa. Una cantina per i vini? Vedremo.

La borsa di Tolfa, la catana

Per motivi storici la maggior parte dei terreni appartenenti a Tolfa sono un bene comune. È un fenomeno alquanto unico in Italia e questo offre possibilità molto interessanti. Per esempio non esiste nessun ostacolo che possa impedire all’organo che si occupa della gestione comune del territorio di permettere a un gruppo di giovani di istituire una cooperativa agricola e di crearsi così un lavoro. Noi potremmo fare in modo che i loro prodotti vengano conosciuti per mezzo di degustazioni ad hoc promuovendoli attraverso il convento. Esistono dei produttori di formaggio locali che fanno formaggi molto buoni a base di latte di capra, di pecora e di mucca. In valle una giovane tolfetana coltiva verdure ecologiche che vende via internet. Abbiamo la caccia al cinghiale, castagne e tartufi, funghi porcini e ovoli, che sono una vera e propria prelibatezza.

La gente è furiosa nei confronti dei politici e dei burocrati di Bruxelles, e a ragione. Anche noi potremmo metterci a inveire contro di loro in piazza, ma non se ne ricaverebbe di che vivere. E poi non porterebbe a nulla di buono.

Esistono soltanto due fonti per la ricchezza, dico sempre a chi vuole starmi a sentire, ed esse sono la natura e il lavoro umano. Non ne esistono altre. Qui abbiamo una natura molto ricca e forza lavoro. Organizziamoci in modo da ricavare maggiori ricchezze della natura circostante e utilizziamo la cultura così varia che abbiamo, per elaborare esperienze culturali ancora migliori. Se riusciremo a farlo insieme, avremo dato vita a qualcosa di ancora più importante, e cioè persone dotate di competenze che credono in se stesse e nella propria capacità creativa.

Stella Polaris a Tolfa

E poi naturalmente potremmo riempire il convento di attività culturali, concerti, mostre, eventi di ogni genere, seminari, conferenze e corsi. Daremo il nostro supporto ai 17 festival che si tengono ogni anno a Tolfa e probabilmente ne avvieremo di nuovi. Il Parco della pace può ospitare fino a 1000 persone. Dobbiamo soltanto mettere un po’ d’ordine all’infrastruttura, potare alcuni alberi e ripulire in parte. E speriamo che il Convento dei Cappuccini diventerà un punto nevralgico e una fonte d’energia positiva non soltanto per Tolfa, ma per tutto il territorio limitrofo.

E  in tutto questo io che cosa farò? Probabilmente qualche cosetta qua e là. Fare il critico prima di colazione, il contadino prima di pranzo e il cuoco nel tardo pomeriggio senza mai diventare nulla di tutto questo? E ogni primavera e autunno pensare di tenere un seminario nel Convento dedicato alle miserie e alla povertà che affliggono mondo e a come risolverle.

 

 

Traduzione dal norvegese: Margherita Podestà Heir

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1 kommentar

  1. Efter å ha vært en gang i Italien, og i tillegg lest om Italien, forskjellige steder, «reist» omkring i Italien på Google Maps, og ellers lest hva Pål Steigan skriver; vil jeg sterkt vurdere å retirére i Italien. Tolfa er kanskje litt langt mot nord; får kanskje ta en tur «ned på hælen» og se meg omkring.
    (PS.: Jeg kan jo knapt et ord italiensk; men regner med at italienerne skjønner når jeg mener mat, drikke, etc., og så finnes det vel i det minste noen prester som kan tysk eller engelsk, og å underholde seg med enkelte av disse katolske prestene er ganske givende).

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